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Borse ad un test cruciale. Previsioni su petrolio, oro e Eur/Usd

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L’euro-dollaro oscilla intorno a quota 1,12 dopo il forte recupero dai minimi, mentre il dollaro-yen prova a difendere l’area dei 106. Cosa si aspetta per questi due cross nel breve?

La recente reattività dell’euro-dollaro è stata ben anticipata da una bella divergenza rialzista, ma tutto sommato non mi sembra abbia generato degli spunti direzionali particolarmente significativi.
Il cross rimane inserito in un contesto discendente e vive una lenta agonia ormai da tanto tempo.

Probabilmente conviene a tutti un euro debole, sicuramente all’Europa, che rafforza peraltro il tentativo di di Trump di riaffermare il “dollar power”, ossia il potere del dollaro come valuta mondiale.

Non mi sembra che ci sia un’attività di mani forti e non mi pare che la BCE sia molto interventista.
I movimenti degli ultimi mesi sono caratterizzati esclusivamente da una logica di trading range, senza particolari o significativi riferimenti intermarket.

Nel breve vedo l’euro-dollaro leggermente ipercomprato, ma sta disegnando da circa tre giorni delle figure di forte indecisione che sono propedeutiche ad un pronto, ma modesto spunto direzionale.

Potremmo avere una logica ancora rialzista verso area 1,128 dove il cross incontrerà una resistenza dinamica molto interessante.

Nel caso in cui invece ci fosse una fase di decelerazione dai livelli attuali che non escluderei in ottica di stretto trading, l’area 1,1125/1,1130 mi sembra la soglia di atterraggio del cross.

Nel lungo si legge ben poco, mentre nel breve potrebbero esserci piccole spinte direzionali, ma nulla che vada a caratterizzare l’euro come driver della situazione e non mi sembra che i tempi siano maturi per ciò.

Guardando il grafico, tolta una fase di eccesso di breve, si nota che  l’euro-dollaro ha rispettato con estrema precisione la prima resistenza dinamica sulla sua strada e l’eventuale rottura dei recenti massimi porterà ad un allungo verso quota 1,1285/1,13.

Questa soglia sarà da considerare come area target visto anche il contesto estivo.

Un po’ più interessante il discorso per il dollaro-yen perchè parlando di grafici di breve, quindi con una dinamica H4, intravedo una logica divergenziale rialzista.

C’è da dire però che per il momento questa struttura non si sta innescando, ma se dovessi puntare su uno dei due cross, a livello di costruzione tecnico-teorica mi piace di più il dollaro-yen.

Anche per questo sto provando a comprare qualcosa e ritengo che il cross possa allungare bene con un target a 107,7 e stop sul doppio minimo disegnato di recente a 105,50.

Mi sembra che il dollaro-yen abbia una struttura rischio-rendimento long più interessante di quella dell’euro-dollaro.

L’oro si è riportato poco sotto area 1.500 dollari dopo l’ultima corsa al rialzo. Avremo nuovi ripiegamenti nel breve?

Come anticipato più volte in passato, nel momento in cui l’oro ha violato al rialzo la soglia dei 1.350 dollari ha dato un inequivocabile segnale di forza.

So che molti stanno cercando di intercettare/anticipare un’inversione del gold, ma a me sembra davvero molto pericoloso.

L’oro è diventato palesemente rialzista ed evidentemente area 1.500 dollari può rappresentare una soglia squisitamente psicologica, visto che qui di tecnico non c’è nulla.

Nel breve il gold è molto in ipercomprato ed eventuali movimenti correttivi potrebbero anche verificarsi, ma sconsiglierei un posizionamento al ribasso ora.

Solo in caso di cedimento di area 1.450, che reputo improbabile, potrebbe far partire un movimento correttivo degno di nota che avrebbe come target area 1.350 dollari.

C’è anche da dire che se da una parte la Borsa americana sta rimbalzando un po’ dai recenti minimi, i listini azionari sono ancora sotto resistenza, quindi è anche legittimo e logico che l’oro sia così in forma e questo non mi sorprende onestamente.

Il petrolio ha subito un netto arretramento di recente. Le vendite sono destinate a proseguire?

Il petrolio ha rotto al ribasso un’area di supporto dinamico che credevo avrebbe resistito di più e mi riferisco alla soglia dei 53,5/53,8 dollari.

Il disegno è ancora a scendere, ma nel breve è bene fare attenzione perchè con il minimo segnato ieri il petrolio non si è fermato in una zona casuale.

L’oro nero ha infatti disegnato un perfetto doppio minimo e per il momento vedo con discreta probabilità l’ipotesi di un rimbalzo del petrolio che potrebbe estendersi fino ad area 54,2 dollari, dove si realizzerebbe un pull-back ribassista.

Sono dell’avviso che in questo momento sia da assecondare una dinamica di ricopertura al rialzo e che lo short sia da rivalutare solo in caso di ritorno stabile al di sopra dei 54 dollari al barile.

Alla luce di quanto detto fino ad ora, quali scenari è possibile prevedere per le Borse?

Il metronomo del mercato è riconducibile ormai ai tweet di Donald Trump che è straordinario nella sua capacità di intervenire al momento opportuno.

Avendo verificato che a livello intermarket gli asset non sono significativi sul fronte valutario, mentre si sono già espressi sul versante, mi sembra che un grafico da guardare con attenzione sia quello dell’S&P500.

Dopo l’abbandono anche molto violento di area 2.880, abbiamo visto un forte ribasso che si è arrestato su un perfetto canale laterale rialzista che indichiamo nel grafico allegato.

L’S&P500, malgrado l’esiguità dei volumi estivi, si muove con precisione tecnica straordinaria e ora sta realizzando un tentativo di pull-back.

Questo è un momento in cui mi aspetto che Trump agisca, perchè il mercato ha una chiamata molto secca e precisa.
Se Trump vuole veicolare la situazione ha la possibilità di negare il recente breakout ribassista e dare un innesco long anche potente, ma sempre in ottica di trading.

A mio parere i mercati azionari nel lungo sono compromessi e vanno shortati sulla forza e quanto più rimbalzano meglio è.

Se l’S&P500 dovesse riuscire a chiudere sopra 2.910/2.915 punti oggi, non escluderei nuovi allunghi che portino anche a rivedere i massimi storici, ma ne sarei onestamente sorpreso.

Se al contrario venisse abbandonata area 2.900 correrei a vendere azioni.
Chi ha ben operato sui recenti minimi a mio avviso sui livelli attuali ha una evidente opportunità di monetizzare il rimbalzo recente, ma a livello intermarket non vedo grandi indicazioni per un posizionamento aggressivo al ribasso sulle Borse.

Manterrei un atteggiamento conservativo e dedicato ad un’attività di mordi e fuggi.

Ribadisco che lavoro su due asse temporali: su quello di lungo sono negativo per l’azionario, mentre su quello di breve mi limito a seguire la tendenza che è rialzista, anche se l’S&P500 in questo momento sta testando un livello chiave.

BORSE e dintorni: la parola passa agli americani!

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Che il mercato fosse orientato al ribasso non era un mistero, almeno non per me che “fidandomi” delle mie divergenze avevo visto in quella apparsa sul grafico giornaliero del DAX un segnale di inequivocabile debolezza in arrivo… Il resto lo sapete, con il classico effetto domino abbattutosi sui mercati e con la ciliegina sulla torta che il solito Trump ci ha regalato ( a noi ribassisti…).

Detto del passato, tocca ora interrogarsi sul futuro prossimo e qui viene il bello!

Che Milano abbia un supporto dinamico molto interessante in area 21.350 di FTSE MIB non è un mistero per nessuno; parimenti dicasi per il fatto che Milano non è un “driver” fra i mercati azionari mondiali e se fa qualcosa – salvo estemporanei movimenti dovuti alla nostra fantastica classe politica – lo fa sempre “seguendo la corrente”, enfatizzando spesso in peggio i movimenti dei listini azionari mondiali più blasonati.

A questo punto quindi, premettendo che “il ribasso di Piazza Affari non è graficamente completo”, conviene comunque dare un’occhiata ai listini americani, riconosciuti “driver” dei mercati mondiali.

Detto, fatto! E subito balza all’occhio il “mega-supporto dinamico in area 2.885 dello S&P 500!!!

Come potrete notare dal grafico, siamo davvero su un “punto di non ritorno”, e le conseguenze che deriveranno dalla tenuta o dalla violazione di questo importante riferimento grafico sembrano promettere movimenti direzionali di una notevole consistenza.

Onestamente la mia view di lungo rimane negativa sul fronte mercati azionari, ma non posso nascondervi che la validità e l’importanza di questo livello grafico sul maggiore indice americano mi hanno indotto in mattinata a “tirare i remi in barca sulle mie posizioni short”, realizzando ancora buoni guadagni, e a fare un pensierino su qualche ingresso al rialzo, magari di breve durata e decisamente speculativo.

Chi sta usufruendo del “periodo di prova sul Servizio Segnali Azionario Italia” fino al 15 agosto sa già di cosa sto parlando e dei tre ingressi LONG segnalati stamane su ENI, BPER e UBI BANCA.

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Orbene, finché lo S&P 500 si mantiene su questo supporto qualche buy speculativo ci può stare ma, viceversa, se il supporto dovesse cedere bisognerà ritornare a vendere al ribasso senza pietà!!!

Dal canto mio sono riuscito a mettere un pò di fieno in cascina con le ultime operazioni al ribasso, e posso quindi gustarmi il test di questo supporto strategico con la dovuta tranquillità…

In definitiva, occhio agli Yankees, e se fossi in Trump questo sarebbe il momento per un tweet di quelli che piacciono a lui (e ai suoi amichetti ben informati…): in campana, il grande manipolatore dei mercati potrebbe agire a breve!!!

 

RISK OFF!

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Francoforte colpita e affondata. Anche il mega- supporto che resisteva da martedì è andato.

In parallelo il Bund “vola”, esplicitando anche ai meno avvezzi il sentiment di evidente sfiducia che gli operatori nutrono sul futuro andamento dei mercati del rischio.
Un RISK OFF da manuale o, se preferite, il più classico dei FLIGHT TO QUALITY.
Se poi vi piace credere alle favolette allora siete sulla pagina sbagliata.


Dopo la prima infornata di vendite e i tanti take-profit adesso sono un po’ scarico (solo 20% short…), speriamo quindi che le borse rimbalzino, per “vendere la forza senza pietà!”.

Contatti

 

Ftse Mib: ancora tanto spazio al ribasso. I titoli più a rischio

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Il Ftse Mib ha toccato dei massimi relativi importanti destinati a durare abbastanza a lungo: la strada è segnata al ribasso ora. La view di Pietro Paciello.
Il Ftse Mib ha imboccato con decisione la via del ribasso dopo aver aggiornato i massimi dell’anno la scorsa settimana. Il movimento in atto troverà terreno fertile nel breve?
In linea con quanto già espresso nell’intervista del 19 luglio scorso, ribadisco la mia view ribassista su Piazza Affari, confermata peraltro oggi dai bellissimi take profit scattati su due short che avevo in portafoglio su Azimut e Unicredit.A mio avviso il Ftse Mib ha segnato dei massimi relativi importanti, destinati a durare abbastanza a lungo, quantomeno per il resto dell’estate, e sarei sorpreso se così non fosse.

Dal punto di vista squisitamente tecnico la discesa dell’indice è partita in seguito ad una bella divergenza ribassista e il breakout dei 22.100 punti ha rappresentato l’innesco della dinamica short.

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Credo che quest’ultima possa trovare un livello di sostegno molto lontano, perchè il primo supporto dinamico interessante che vedo per il Ftse Mib è in zona 20.500.

Con le fisiologiche pause di accumulo e distribuzione, il mercato troverà un’area supportiva molto distante dai prezzi attuali e io ho intenzione di rimanere short fino a quando non sarà raggiunta.

Solo il superamento dei recenti massimi in area 22.350 di Ftse Mib mi farebbe cambiare idea, diversamente il target al ribasso è in area 20.500.

C’è quindi tanto spazio al ribasso e soprattutto per i bancari la discesa è partita in maniera violenta e mi sembra che possa esserci un po’ di eccesso di breve.

Altri titoli invece si devono ancora avviare al ribasso e quindi hanno ancora spazio, per cui con un po’ di sagacia e pazienza si rimane short e si costruisce un portafoglio in questa direzione perchè ci sono ancora diverse opportunità da cogliere al ribasso.

Unicredit oggi accusa un pesante ribasso, mentre si sta difendo meglio Intesa Sanpaolo alla vigilia dei conti. Quali indicazioni ci può fornire per questi due titoli?

Avevamo espresso già un giudizio negativo nell’ultima intervista su Unicredit e non possiamo fare altro che ribadire questa view.

Come detto prima ero posizionato al ribasso su questo titolo e sono uscito questa mattina ma solo perchè ho realizzato un gain importante e non per motivazioni tecniche particolari che mi abbiano indotto a chiudere lo short.

Dopo il triplo massimo in area 11,75 euro, vedo Unicredit orientato verso i minimi dell’anno in area 9,9 euro.
Nel caso in cui dovesse palesarsi la forza sul titolo, a mio avviso sarà da vendere e personalmente sarò pronto ad intervenire nuovamente.

Stante la forza che il movimento sta assumendo adesso, anche Intesa Sanpaolo inizia a diventare piuttosto pesante al ribasso.

A differenza di Unicredit, l’unico riferimento che posso vedere per Intesa Sanpaolo è il recente triplo minimo da cui era partito in area 1,8 euro.

Da evidenziare che il titolo ha tenuto un po’ meglio di Unicredit negli ultimi giorni, ma adesso sta accelerando la discesa e sta bucando un supporto dinamico interessante.

Se è vero che sono uscito da Unicredit, potrei anche considerare uno switch short su Intesa Sanpaolo.
Prescindendo da quelle che possono essere le mie prossime mosse, dal punto di vista tecnico bisogna fare attenzione alla chiusura odierna.

Se il titolo si fermerà sotto quota 1,96 euro sarà spacciato al ribasso e potrebbe andare a rivedere i minimi dell’anno.

Telecom Italia oggi perde nettamente terreno dopo aver vissuto però di recente una fase di crescita rilevante. Qual è la sua view su questo titolo?

Telecom Italia è stato il titolo più brillante degli ultimi giorni e proprio quelli saliti più degli altri sono le nuove prede dei venditori.

Non passi inosservato che quando ieri Telecom Italia ha realizzato l’ultimo strappo rialzista, è arrivato a quota 0,525 euro dove c’era una bella resistenza intermedia.

Non mi sembra che il titolo si stia muovendo tecnicamente male, fermo restando che in area 0,525 euro ci sono state sicuramente prese di beneficio.

Attenzione ora alla tenuta di quota 0,49 euro, perchè un cedimento in chiusura giornaliera di questo livello, supporto dinamico di breve, saranno dolori.

Non sono ancora posizionato su Telecom Italia, ma non nascondo che in caso di chiusura sotto 0,49 euro potrei farci un pensierino per un posizionamento short.

Azimut sta accelerando al ribasso dopo la debolezza dei giorni scorsi. I livelli attuali offrono già un buon punto di ingresso per nuovi acquisti?

Sono ancora posizionato al ribasso su Azimut e ci sono due motivazioni chiave che inducono a rimanere short.
La prima è di analisi tecnica, visto che il titolo presenta una divergenza ribassista e personalmente l’ho shortato in area 17,5 euro al breakout del primo supporto.

Azimut sta approcciando il secondo supporto e in caso di chiusura sotto i 16,8 euro diventerà uno short ancora più concreto.

La seconda motivazione che mi induce a rimanere posizionato al ribasso è che Azimut rientra nel settore del risparmio gestito.

Se ho ragione il mercato si allontanerà nelle prossime settimane dai massimi relativi segnati di recente e tutto il comparto del risparmio gestito ne soffrirà, compreso Azimut che tenderà ad enfatizzare i movimenti ribassisti, così come accaduto con quelli rialzisti.

In ottica difensiva valuterebbe un posizionamento su Enel?

Enel ha performato molto bene da inizio anno, ma qualche giorno fa ha bucato con una velocità mostruosa area 6,4 euro con divergenza ribassista.

Enel quindi è più short di altri titoli menzionati prima, anche se non c’è dubbio che abbia delle caratteristiche difensive e questo potrebbe favorire una dimensione ribassista meno profonda e meno volatile di altri titoli.

A mio avviso proprio Enel è il termometro della situazione a Piazza Affari: sicuramente è meno aggressivo dei bancari tanto al rialzo quanto al ribasso, ma è più short di Intesa Sanpaolo tecnicamente parlando.

Proprio l’impostazione di Enel è a mio avviso la conferma del fatto che il mercato è al ribasso ora.
Per il titolo vedo un supporto non prima di area 5,85 euro, dove si potrà ragionare sulla tenuta strutturale o meno.
Nel breve Enel è al ribasso e a mio avviso 5,85 euro è un livello che vedremo.

Ci sono altri titoli che vuole segnalarci a Piazza Affari?

Un altro titolo che sia giusto menzionare oltre ad Enel in termini di peso specifico sull’indice è ENI.

Quando vediamo anche questo titolo caratterizzato da una divergenza ribassista e dal breakout del supporto a 14,65 euro, abbiamo la chiara dimostrazione/conferma che il mercato nella sua struttura portante ha un’intonazione ribassista.

Attenzione quindi a rimanere long a Piazza Affari perchè se sorprenderà a mio avviso lo farà al ribasso e non certo al rialzo.

La mia idea è che il Ftse Mib abbia chiaramente definito la strada del futuro e per i prossimi mesi sarà ribassista almeno fino ad area 20.500.

Contatti

Piazza Affari: la correzione è solo agli inizi. I titoli chiave

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Di seguito riportiamo l’intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione di Piazza Affari e sulle strategie da seguire per diversi titoli.

Il Ftse Mib oggi sta accusando un netto arretramento, scivolando sotto i minimi delle ultime sedute. Come cambia lo scenario a Piazza Affari alla luce del movimento odierno?

Dal punto di vista squisitamente tecnico, come già segnalato in precedenti interviste, aspettavo da un po’ di tempo questo tipo di movimento su Piazza Affari, perchè mi sembrava un po’ troppo esasperata al rialzo e quindi poco interessante sotto il profilo rischio-rendimento.

L’unica situazione tecnica che in parte potesse concretizzarsi e quindi attirare la mia attenzione era lo short.
Da questo punto di vista avevamo già evidenziato in altre interviste prima di quella odierna che non c’era pressione ribassista per diversi motivi.

In primis per il fatto che gli indici azionari americani sono stabilmente in area massimi storici e tolta un po’ di debolezza del Dax30, non si può certo dire che ci sia uno scenario sell-off sui mercati azionari.

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Prescindendo da questa valutazione generale, per quanto riguarda nello specifico il grafico del Ftse Mib, era in formazione una bella divergenza ribassista, il cui innesco doveva essere la rottura di area 22.050, avvenuta nella seduta di ieri.

Già da ieri quindi il mercato è più da vendere che da comprare, anche se nel pomeriggio il Ftse Mib ha recuperato e chiuso poco sopra la parità.

Oggi però è arrivata una candela ribassista ben definita, una classica bearish engulfing pattern, e direi che in questo caso la divergenza si va a concretizzare in maniera perfetta secondo quelli che sono i canoni di questo modello di analisi.

A livello strutturale Piazza Affari ora è diventata short di breve, non di lungo, e salvo che Wall Street non tiri tutti i mercati al rialzo, per il Ftse Mib segnalo due livelli interessanti.

Il primo è a quota 21.260 punti e il secondo è dato dalla zona psicologica e tecnica dei 21.000 punti.
Si tratta di livelli che assocerei ad un mercato che resta saldamente rialzista di lungo, ma che sta percorrendo una strada ribassista nel breve.

Personalmente sono moderatamente short su Piazza Affari e mi preparerò a chiudere le posizioni in area 21.260 o in area 21.000 di Ftse Mib.

Osservando il grafico allegato, è evidente che il target reale è più in basso, perchè il vero supporto dinamico dell’indice transita in area 20.200, ma per arrivare fin lì devono passare dei giorni e dovremo vedere dei segnali di forte correlazione anche da parte degli altri mercati, compresi quelli statunitensi.

Per me Piazza Affari è short di breve e mi sembra che oggi assistiamo ad un flusso di vendite abbastanza copioso, che colpisce peraltro il settore storicamente più propenso allo short e più vulnerabile, quale quello bancario.

Per il Ftse Mib a mio avviso è scattato un segnale short che verrà meno solo nel caso di rivisitazione dei massimi di periodo poco oltre area 22.300.

Tra i bancari oggi Unicredit accusa una flessione più pesante di quella di Intesa Sanpaolo. Cosa può dirci di questi due titoli?

Con il mio servizio segnali e con l’attività personale sull’azionario sono short su 4 titoli su 10 e uno di questi è Unicredit.

Su questo titolo c’è una bella divergenza ribassista e inoltre mi è piaciuto molto in ottica short il tentativo ripetuto e fallito di superamento di area 11,76 euro.

Si è creata una zona statica o alternativamente definibile quadruplo massimo, che evidentemente rappresenta in questo momento uno spartiacque tra un mercato ribassista e uno rialzista su Unicredit.

Coniugando la divergenza ribassista e il quadruplo massimo a 11,76 euro, sono andato short sul titolo con obiettivo di lungo che mi sembra quasi improponibile in area 9,9 euro, ma non credo che per ora Unicredit possa esprimere una tale violenza al ribasso.

Se parliamo di obiettivi di breve che sono in questo momento il mio target, credo che il titolo possa fare una capatina in area 10,85/10,8 euro.

In questa zona personalmente inizierei a chiudere le posizioni short su Unicredit, salvo valutare il mercato nella sua interezza. Il titolo tornerà long sopra 11,76 euro in chiusura giornaliera.

Non volendo espormi in maniera eccessiva al ribasso sul settore bancario, ho scelto Unicredit per lo short, anche perchè su Intesa Sanpaolo l’appeal ribassista mi sarebbe venuto qualora fosse riuscito a chiudere un gap a 2,0975 euro.

Il titolo ci è andato vicino, ma non lo ha colmato, e la chiusura di questo gap mi avrebbe fatto ipotizzare uno short anche su Intesa Sanpaolo.

Ricordo a tutti che tra i due big del settore bancario, Unicredit è sempre quello che amplifica i movimenti, tanto al rialzo quanto al ribasso.

Per questo motivo preferisco essere short su Unicredit, fermo restando che anche Intesa Sanpaolo è messo abbastanza male.

ENI e Saipem perdono terreno malgrado il tentativo di recupero del petrolio. Qual è la sua view su questi due titoli?

ENI è un altro dei quattro titoli su cui sono short e anche in questo caso l’input è arrivato da una divergenza ribassista abbastanza evidente.

Il titolo è andato a violare il supporto dinamico a 14,6/14,55 euro, per cui è short da questo livello e non da oggi.
ENI sta seguendo il ritracciamento del petrolio e ricordo che si tratta del titolo più pesante del nostro listino.

La matrice direzionale in questo momento a Piazza Affari è data dai bancari, ma essendo ENI il più pesante tra le blue chip, non può che adeguarsi allo stato dell’arte.

Quando i mercati cambiano direzione, i fondi e i gestori di patrimoni devono equilibrare il basket e nel fare ciò rispetto al benchmark dato dal Ftse Mib, non possono non vendere anche ENI, visto il suo peso nel paniere di riferimento.

Per Saipem vale un po’ il parallelismo fatto poco fa tra Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Nel bene e nel male Saipem enfatizza i movimenti, ma a livello tecnico ho preferito shortare ENI perchè aveva le caratteristiche divergenziali che non ho visto invece su Saipem.

Se avessi avuto anche su quest’ultimo titolo una logica ribassista più definita, probabilmente lo avrei preferito per lo short, visto che Saipem è più veloce nei movimenti.

Il titolo al momento lo vedo in maniera abbastanza neutrale, segnalando un grande supporto in area 4/3,95 euro.
per il momento non sono operativo su Saipem perchè non sono riuscito ad intercettarlo da un punto di vista tecnico.

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Ci sono altri titoli che vuole segnalarci a Piazza Affari?

Direi che oggi sto regalando il servizio ai non abbonati, segnalando che sono short anche su Azimut e il motivo è quello di seguire la corrente che in questo momento indica una potenziale correzione di Piazza Affari.

Azimut segue la corrente in maniera esemplare, presenta una divergenza ribassista e sta continuando a scendere dopo aver violato il supporto a 17,5 euro che è stato il mio punto di ingresso short.

C’è un prossimo sostegno abbastanza vicino in area 16,55 euro, dove deciderò cosa fare, cioè se chiudere la posizione e portare a casa il gain, oppure sperare in una rottura del supporto a 16,55 euro.

In quel caso la posizione su Azimut nata in ottica di trading potrebbe trasformarsi in qualcosa di più consistente.

Ftse Mib: c’è il rischio di un segnale short. Titoli nel mirino

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Il Ftse Mib sta indietreggiando anche oggi dopo aver aggiornato i massimi dell’anno la scorsa settimana. Il rialzo è da considerarsi concluso almeno per ora?

Premetto che il rialzo di Piazza Affari è stato ancora una volta rivitalizzato da fattori esterni che nulla hanno a che vedere con i grafici e l’analisi tecnica.

Volendo comunque continuare a ragionare, come è giusto che sia, in termini di evidenza tecnico-grafica, segnalo al momento sul Ftse Mib una evidente divergenza ribassista che però non ha ancora innescato un movimento short consolidato.

Un’eventuale chiusura dell’indice sotto i 21.700/21.650 punti, primo supporto dinamico, darebbe sicuramente l’avvio ad una nuova dinamica ribassista.

Il primo obiettivo è in area 21.000, con target di esaurimento in zona 21.250 punti.
Per il momento Piazza Affari sta vivendo semplicemente una fase di decelerazione e di rallentamento dell’upside attuale.

Ripeto, si presenta una divergenza ribassista e normalmente queste hanno un’ottima percentuale di successo, quindi per me è un alert potenziale sul Ftse Mib che si innescherà però solo con una chiusura giornaliera sotto i 21.700 punti.

Si va consolidando abbastanza concretamente ora per ora il rischio di un segnale short e faccio fatica a pensare che, sui prezzi attuali e con l’attuale dinamica di forte ipercomprato in divergenza short, ci sia ancora qualcuno disposto a comprare.

Per me Piazza Affari vedrà pian piano drenare la liquidità perchè è oggettivamente in una fase di eccesso conclamata.
Faccio notare contestualmente che l’S&P500 ha raggiunto la soglia psicologica, nonchè nuovo massimo storico, dei 3.000 punti, per cui ci sono tutti i presupposti per assistere ad una fase massiva di prese di beneficio su tutti i mercati.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Banco BPM e Ubi Banca e cosa si aspetta nel breve per entrambi?

In una delle ultime interviste avevamo ipotizzato che Banco BPM avesse potuto stupire al rialzo, andando a chiudere il gap-down di inizio maggio che di fatto è stato colmato con il top di ieri.

Il titolo ha iniziato a disegnare divergenza ribassista e quindi per me questa inizia ad essere una dinamica potenzialmente short molto interessante.

Solo un superamento del massimo di ieri a 1,9755 euro darebbe a Banco BPM nuova vitalità con la possibilità di spingere verso area 2,06/2,07 euro.

Al momento sono portato ad ipotizzare che il titolo entri in dinamica correttiva, non fosse altro per la precisione con cui ha centrato e chiuso il gap-down di cui parlavo prima.

Non sono ancora entrato al ribasso su Banco BPM e sono alla ricerca di un punto di ingresso, con primo target a 1,75 euro e stop loss sopra il massimo di ieri.

Per Ubi Banca ho meno riferimenti dal punto di vista grafico e posso ipotizzare semplicemente una fase di stanchezza generalizzata del settore, quindi delle prese di beneficio.

Non mi sembra che il titolo stia transitando in un’area tecnica particolarmente significativa, quindi graficamente non mi offre nessuna sensazione particolare.

Ubi Banca si ferma in una zona molto neutrale, perchè si poteva ipotizzare che continuasse a spingere verso area 2,8 euro, mentre ai prezzi attuali si blocca nel punto di mezzo.

Il titolo non è a mio avviso interessante da tradare perchè equidistante dal supporto e dalla resistenza che ne caratterizzano l’andamento recente.

FinecoBank è colpito dalle vendite anche oggi dopo l’uscita di Unicredit dall’azionariato. Qual è la sua view su questo titolo?

La notizia della mossa di Unicredit non è una novità in quanto era stata già abbondantemente anticipata.
FinecoBank è salito molto bene negli ultimi tempi verso area 10,75 euro e su questi massimi ha disegnato una divergenza ribassista.

Un segnale di allarme che precede la sessione di ieri già c’era, ma non è ancora il momento di farlo diventare un titolo short.

FinecoBank oggi sta combattendo con il supporto in area 10,04 euro e su tenuta di questa soglia potrà ancora salire.
Una chiusura al di sotto dei 10,04/10 euro potrebbe far pensare ad un’ulteriore fase di indebolimento, con target il doppio minimo in area 9 euro.

Saipem oggi si presenta sotto pressione, mentre si difende decisamente meglio ENI. Quali indicazioni ci può fornire per questi due titoli?

ENI e Saipem sono due gemelli, ma con una volatilità ben differente, nel senso che Saipem enfatizza sempre i movimenti del petrolio, nel bene e nel male.
Non sorprende che oggi il titolo scenda in maniera così copiosa, considerata la frenata dell’oro nero.

Da segnalare che in area 4,5 euro Saipem ha disegnato divergenza ribassista e se il petrolio continuerà a cedere, il titolo potrà scivolare verso i 3,95/3,9 euro, dove andrebbe a trovare un supporto dinamico abbastanza interessante.

Nuovi allunghi saranno possibili solo con una chiusura giornaliera sopra i precedenti massimi a 4,5 euro, ma al momento propendo per un ritorno verso i 4/3,95 euro, a patto che il petrolio continui ad arretrare.

Più contenuta la reattività di ENI che rimane ancora saldamento al rialzo, con una logica divergenziale abbastanza evidente.

Il titolo non ha ancora chiuso il gap-down in zona 15 euro e questo lascia aperta ancora una speranza per i rialzisti.
ENI resta long ed è ancora al di sopra del supporto dinamico e solo una chiusura sotto area 14,4 euro mi farebbe pensare ad un’importante perdita di forza relativa.

Per ENI dunque il giudizio è completamente diverso da quello di Saipem: sopra i 14,4 euro è sempre un long, ma attenzione alla divergenza e al test chiave del supporto a 14,4 euro.

Ci sono altri titoli che vuole segnalarci a Piazza Affari?

Come potenziale short in preparazione segnalo CNH Industrial che presenta un’evidente divergenza ribassista.

Il titolo è salito sul doppio minimo in area 7,74 euro, si è mosso tecnicamente molto bene negli ultimi mesi, ma se oggi dovesse chiudere sotto i 9,3 euro scatterà uno short senza tentennamenti.

Se guardiamo i movimenti precedenti notiamo che sono stati molto profondi, quindi CNH Industrial potrebbe pagare molto bene al ribasso.

Su tenuta dei 9,3 euro il titolo potrebbe stupire con un ultimo allungo verso area 10 euro.

 

 

 

Borse: è l’ora del mordi e fuggi. Eur/Usd: un buy obbligato ora

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Di seguito riportiamo l’intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulle valute, su alcune commodities e sugli scenari attesi per le Borse.

 

L’euro-dollaro e il dollaro-yen sono poco mossi oggi in attesa di novità dal G20. Cosa si aspetta per questi due cross nel breve?

Ho la percezione ormai da più di due settimane che l’euro abbia abbandonato quella persistente fase di debolezza che ne ha caratterizzato l’andamento negli ultimi mesi.

Per me l’euro-dollaro ha invertito al rialzo e vedo una moneta unica che va a realizzare un processo costante, magari non violentissimo, di recupero contro il biglietto verde nei mesi a venire.

Probabilmente affinchè si sviluppino movimenti più direzionali e consistenti ci vorrà anche un attuale mutazione dell’attuale scenario, perchè il mercato è ancora risk-on e quindi propenso a comprare dollari.

Quando l’azionario prima o poi, come penso succederà, dovesse scontare un po’ il passo, allora l’euro dovrebbe apprezzarsi velocemente, nel frattempo lo farà con lentezza ma continuerà a farlo.

Segnalo per l’euro-dollaro una zona di target del movimento attuale in area 1,15 dove incontriamo la prima resistenza di rilievo.

Si tratta di un’area prezzo alla quale il cross andrà a puntare probabilmente nelle prossime 3-4 settimane.
Solo una caduta delle quotazioni al di sotto dei recenti minimi mi farebbe cambiare idea, diversamente, assecondando le logico di accumulo e distribuzione, l’euro-dollaro resta proiettato verso l’alto.

Comprare adesso l’euro forse è un po’ pericoloso perchè nel breve è in una fase di ipercomprato, ma in ottica di medio-lungo periodo la strategia da seguire è quella di comprare la debolezza quando arriva.

Nel momento in cui l’euro-dollaro si indebolisce va a testare supporti dinamici interessanti e lì più che aver paura bisogna intervenire in acquisto.

La mia idea è che il cross abbia cambiato faccia e se è vero che negli ultimi mesi quello dell’euro era uno dei grafici più deboli contro dollaro, mi aspetto un cambio di passo ora.

Diametralmente opposta la situazione per il dollaro-yen e se ci si aspetta un rialzo dell’euro-dollaro, questo dovrebbe tramutarsi in un acquisto di yen.

Negli ultimi giorni la valuta nipponica ha già dato una conferma della sua caratteristica di bene rifugio, perchè ogni qualvolta l’azionario ha stornato, la corsa a comprare yen e a vendere dollari è stata evidente.

Il dollaro-yen ha un supporto dinamico di straordinaria qualità in zona 106 e quest’area è il livello target del movimento ribassista attuale.

Nel momento in cui il cross dovesse arrivare a quota 106, si potranno ipotizzare dei movimenti di ricopertura, ma fino a quando ciò non accadrà il dollaro-yen scivolerà lentamente verso la soglia di prezzo segnalata prima.

Solo una chiusura sopra area 108,5 mi farebbe cambiare idea, ma al momento ritengo abbastanza improbabile uno scenario di questo tipo.

L’oro ha ripiegato dai massimi delle ultime sedute, confermandosi però sopra quota 1.400 dollari. C’è ancora margine di upside dai livelli attuali?

L’oro ha realizzato un movimento direzionale straordinario ed è giusto che ci sia una fisiologica pausa di assestamento dopo il breakout della grandissima resistenza che avevamo segnalato per mesi a 1.345/1.350 dollari.

Per me la cosa più importante per il gold nei mesi a venire sarà verificare il test di questa vecchia resistenza che ora funge da supporto.

Vorresti imparare a leggere i segnali che arrivano dal quadro intermarket?

In questa fase non mi muovo, ma qualora l’oro dovesse regalarmi un movimento correttivo che porti a testare la vecchia trendline di resistenza, in area 1.345/1.350 dollari sarà propenso ad entrare pesantemente al rialzo.

Se questo pull-back dovesse funzionare, al di là dell’implicita bontà della segnalazione, c’è da dire che l’azionario sarebbe spacciato.

Solo un ritorno del gold al di sotto dei 1.320 dollari potrebbe garantire ancora potenzialità di allungo alle Borse, diversamente i due asset non possono andare nella stessa direzione.
Uno dei due sta mentendo e a mio avviso lo stanno facendo i mercati azionari.

Il petrolio è ormai ad un passo dalla soglia dei 60 dollari. Questo livello frenerà il rialzo nel breve?

Il petrolio ha ancora una volta caratterizzato il suo movimento come molto secco e direzionale, regalandoci negli ultimi mesi grandi spinte sia al rialzo che al ribasso e per un trader questa è davvero una manna.

Al momento vedo l’oro nero in una zona neutrale di prezzi, anche se a molti sembra ipercomprato nel breve e probabilmente è vero.

Personalmente vedo una zona di resistenza sul petrolio molto importante a 62,5 dollari e se dovessi ipotizzare posizionamenti più o meno aggressivi lo farei dopo il test di questo ostacolo.

Credo che il petrolio andrà a testare la resistenza dei 62,5 dollari al barile e quindi non mi muoverei al ribasso prima, per quanto sia abbastanza evidente che nell’immediato c’è una chiara percezione dell’ipercomprato.

Sembra però che il petrolio voglia spingersi fino ai 62,5 dollari e solo lì sarà opportuno valutare ipotesi ribassiste, non prima.

Chi si sta muovendo ora lo sta facendo in anticipo, rischiando, mentre un intervento a 62,5 dollari offrirà un rapporto rischio-rendimento straordinario.

Alla luce del quadro intermarket appena delineato, quali indicazioni emergono per le Borse?

La distanza e in alcuni casi l’assenza, sui diversi grafici che abbiamo analizzato fino ad ora, di obiettivi prezzo particolarmente significativi, testimonia che siamo entrati in una fase di mercato davvero estiva.

Non vedo onestamente al momento, salvo notizie esogene, soglie tecniche che possano pregiudicare l’andamento della struttura risk-on nel brevissimo.

Le Borse al momento mi sembrano da trading range, con una difficoltà a realizzare grandi rialzi e con tante opportunità nel breve-medio termine.

Lascerei perdere quindi temi complicati e troppo di lungo respiro e mi concentrerei su quelli di breve, quindi su grafici più veloci del solito, accontentandomi di piccoli obiettivi.

Sull’azionario venderei la forza, su oro e petrolio comprerei invece la debolezza.
Non vedo al momento grandi spunti al rialzo per le Borse, salvo novità che dovessero giungere dal tema della guerra commerciale tra Cina e Usa.

Credo però che possa trattarsi di rumors scontati dal mercato e a testimonianza della lateralità della fase attuale alleghiamo il grafico dell’S&P500.

E’ evidente che l’indice si è chiuso ora in una zona di trading range abbastanza ampia tra il recente doppio massimo in area 2.960 e una zona di minimi relativi a 2.910 punti.

Fino a quando l’S&p500 rimarrà in questo intervallo, si compra la debolezza e si vende la forza, mentre quando uscirà da uno dei due estremi assisteremo alla partenza del nuovo movimento di mercato.

Fonte: https://www.trend-online.com/inte/paciello-pietro-intermarket-280619/

FTSE MIB, il primo supporto è andato…

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Dopo una settimana passata a “sfidare la legge di gravità” il nostro indice azionario mette a segno un deciso arretramento utile e riportarlo al di sotto della prima resistenza superata 3 giorni fa e oggetto di un fallito “pullback rialzista”.

Lo scenario tecnico torna quindi ad indebolirsi e a rendere abbastanza probabile una prosecuzione della dinamica correttiva che sarà chiamata a fornire un test molto chiaro allorquando assisteremo – magari si da domani – al test del primo supporto dinamico in area 21.000.

L’area 21.000 rappresenta quindi non solo una soglia psicologica rilevante, ma anche sun riferimento tecnico (supporto dinamico) di particolare valenza.

Dal canto mio, dopo aver iniziato a posizionarmi prudentemente al ribasso con du ingressi short nei giorni passati, oggi ho inserito una nuova operazione al ribasso portando la mia esposizione complessiva su Piazza Affari al 30% SHORT.

Evidentemente mi preparo ad incrementare le mie vendite al ribasso in caso di violazione di area 21.000 confermata almeno da una chiusura giornaliera.

In conclusione, il rialzo sembra aver intrapreso la strada delle “prese di beneficio” e – molto probabilmente – diverrà qualcosa di più consistente nelle prossime ore…

Come sempre mi limito a “seguire il mercato”, lasciando le previsioni astrali e di lungo termine a filosofi e sognatori…

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Borse: ecco quando uscire alla svelta. Eur/Usd a fine corsa?

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Di seguito riportiamo l’intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulle valute, su alcune commodities e sugli scenari attesi per le Borse.

L’euro-dollaro sta allungando il passo oggi, mentre si sta muovendo in direzione opposta il dollaro-yen. Cosa può dirci in merito ai recenti movimenti dei due cross e cosa si aspetta nel breve?

L’ultimo intervento di Draghi ha comunque rafforzato la posizione dell’euro, come peraltro nelle intenzioni del Governatore della Banca Centrale. Il movimento cui abbiamo assistito è sicuramente impulsivo, potente e interessante, ma fortemente condizionato dalle parole di Draghi.

Resta da capire se sarà un movimento che diventerà strutturale e quindi in tal caso assisteremo ad un apprezzamento dell’euro nel medio-lungo termine, o se al contrario sarà destinato ad affievolirsi.

Un’ipotesi quest’ultima da non escludere del tutto visto che recentemente la moneta unica non ha certo brillato per propensione a salire.

Dal punto di vista operativo, prescindendo dal concetto di azione e reazione, si poteva individuare su una dinamica a 4 ore, quindi di breve-medio termine, un breakout importante dell’euro-dollaro in area 1,1220 che ha fatto un po’ da dinamica di innesco di questo rialzo.

Sempre rimanendo sul breve, c’è da evidenziare che abbiamo un’area target a 1,1325/1,1330, dove l’euro-dollaro potrebbe prendersi una pausa.

Per il momento quello in atto lo configuro come un movimento squisitamente di trading, innescato potentemente sia da Draghi che da una bella divergenza rialzista.

Nulla di più per l’euro-dollaro che non mi sembra abbia cambiato faccia nel medio-lungo periodo.

Per il dollaro-yen c’è da dire che nonostante l’eccezionale stato di grazie dei mercati azionari, il biglietto verde ormai da qualche seduta perdeva terreno contro lo yen.

Il cross appare palesemente condizionato da questa lotta sulle dinamiche dei tassi di interesse tra Stati Uniti ed Europa.

Non sorprende dunque la discesa del dollaro-yen che potrebbe ancora scivolare leggermente verso il basso.
In caso di recuperi verso area 108,3 si potrebbe assistere ad un ritorno delle vendite, visto che il livello appena segnalato è un forte ostacolo per il dollaro-yen.

Quest’ultimo ora è in forte ipervenduto, ma non ha ancora trovato una base tecnica per rimbalzare con decisione.

Credo quindi che il driver per un eventuale recupero del dollaro sia l’euro e se quest’ultimo raggiungerà la resistenza di area 1,133 e si ferma, probabilmente vedremo un apprezzamento potente anche sul dollaro-yen.

L’oro ha superato con slancio la soglia dei 1.350 dollari da lei più volte segnalata nelle scorse settimana. La corsa al rialzo è destinata a proseguire?

Nel recente passato sono rimasto sorpreso dal fatto che gli allunghi dell’oro si fermassero sempre ad una distanza di sicurezza dalla grande resistenza dinamica che c’era a 1.345/1.350 dollari.

Finalmente tale soglia è stata superata e questo sarebbe in uno scenario intermarket normale un segnale di potenziale indebolimento o comunque di rallentamento della dinamica risk-on.

Vorresti imparare a leggere i segnali che arrivano dal quadro intermarket?

Le parole di Draghi hanno decisamente drogato il mercato di aspettative di denaro a basso costo e si tratta di aspettative che nel breve possono provocare movimenti anche di rapido apprezzamento, ma nel lungo vanno un po’ a palesare la parte debole del sistema.

Se si interviene sull’economia inondandola di liquidità, lo si fa perchè le cose non vanno bene e probabilmente questa valutazione ritornerà tra qualche giorno, mentre mi sembra palesemente sottostimata nell’immediato.

Tornando all’oro, a mio avviso ha invertito al rialzo, dovrebbe attrarre liquidità e di fatto lo sta già facendo.

Mi sembra un po’ troppo tirato se non falso il movimento dei listini azionari e ora sarebbe interessante assistere ad un test della trendline di resistenza bucata dall’oro a 1.345 dollari.

Se ci fosse questo pull-back con una successiva accelerazione al rialzo, a quel punto direi che l’azionario sarebbe quasi spacciato.

Il petrolio recupera con forza dopo le incertezze delle ultime sedute. Quali le sue attese per le prossime sedute?

Quadro tecnico molto bello per il petrolio che è ritornato long nel momento in cui ha chiuso sopra i 52,8/53 dollari al barile.

L’oro nero non ha particolari resistenze sul suo cammino e la prima che vedo è in zona 58,5 dollari, ma quella di lungo periodo è stimabile oltre i 60 dollari al barile.

Stop agli short sul petrolio in questo momento, visto che il trend di breve-medio periodo è rialzista vero area 60 dollari, chiaramente con fisiologiche fasi di accumulo e distribuzione.

Alla luce di quanto evidenziato fino ad ora, cosa può dirci per le Borse?

La mia sensazione è che a livello intermarket non ci siano elementi favorevoli alle Borse, visto il gold molto forte, il dollaro debole e altre variabili che normalmente hanno una correlazione inversa con l’andamento dei listini azionari.

C’è da rilevare che i mercati stanno continuando a salire e non hanno minimamente dato dei segnali di potenziale inversione o di indebolimento.

Mi piace molto evidenziare la configurazione tecnica dell’S&P500 che proprio oggi realizza un potenziale doppio massimo.

Questa è una figura che a volte porta grandi inversioni e si va a palesare in questo momento con una potenziale divergenza ribassista.

Ieri sono uscito dal mercato azionario perchè lo scenario intermarket non mi convince, ma c’è da dire che fino a quando l’S&P500 si mantiene sopra i 2.900 punti rimarrà long.

Sorprende il movimento in atto visto che l’indice sale con l’oro forte e il dollaro debole e questo non dovrebbe accadere, ma non sarà nè la prima nè l’ultima volta in cui le Banche Centrali vanno un po’ a confondere le ordinarie dinamiche di mercato.

Per quanto mi riguarda ai prezzi attuali il rapporto rischio-rendimento sull’azionario non paga, quindi io non compro più. Da qui a diventare shortisti ne passa, perchè il mercato dimostra una tenuta di fondo notevole.

Un segnale short si avrebbe con l’abbandono da parte dell’S&P500 dei 2.915 punti e qualora si scendesse al di sotto di tale soglia si potrà vedere a mio avviso la partenza di movimenti direzionali molto interessanti al ribasso.

Piazza Affari sempre sui massimi: trappola o opportunità?

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Continuo a monitorare con attenzione la dinamica in corso su Piazza Affari così come sugli altri listini azionari mondiali e inizio a nutrire qualche dubbio…

Sullo S&P 500, ad esempio, è in formazione un bel doppio massimo e si profila una divergenza ribassista, e anche il DAX appare un pò tirato…

Se poi diamo un’occhiata all’analisi intermarket troviamo un GOLD super rialzista, ben oltre la resistenza dinamica di lungo termine…

Quanto sopra è compatibile con un mercato ancora “RISK ON”?

Parliamone in diretta oggi pomeriggio dalle 17:00 sul mio canale YouTUBE: