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Piazza Affari: la correzione è solo agli inizi. I titoli chiave

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Di seguito riportiamo l’intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione di Piazza Affari e sulle strategie da seguire per diversi titoli.

Il Ftse Mib oggi sta accusando un netto arretramento, scivolando sotto i minimi delle ultime sedute. Come cambia lo scenario a Piazza Affari alla luce del movimento odierno?

Dal punto di vista squisitamente tecnico, come già segnalato in precedenti interviste, aspettavo da un po’ di tempo questo tipo di movimento su Piazza Affari, perchè mi sembrava un po’ troppo esasperata al rialzo e quindi poco interessante sotto il profilo rischio-rendimento.

L’unica situazione tecnica che in parte potesse concretizzarsi e quindi attirare la mia attenzione era lo short.
Da questo punto di vista avevamo già evidenziato in altre interviste prima di quella odierna che non c’era pressione ribassista per diversi motivi.

In primis per il fatto che gli indici azionari americani sono stabilmente in area massimi storici e tolta un po’ di debolezza del Dax30, non si può certo dire che ci sia uno scenario sell-off sui mercati azionari.

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Prescindendo da questa valutazione generale, per quanto riguarda nello specifico il grafico del Ftse Mib, era in formazione una bella divergenza ribassista, il cui innesco doveva essere la rottura di area 22.050, avvenuta nella seduta di ieri.

Già da ieri quindi il mercato è più da vendere che da comprare, anche se nel pomeriggio il Ftse Mib ha recuperato e chiuso poco sopra la parità.

Oggi però è arrivata una candela ribassista ben definita, una classica bearish engulfing pattern, e direi che in questo caso la divergenza si va a concretizzare in maniera perfetta secondo quelli che sono i canoni di questo modello di analisi.

A livello strutturale Piazza Affari ora è diventata short di breve, non di lungo, e salvo che Wall Street non tiri tutti i mercati al rialzo, per il Ftse Mib segnalo due livelli interessanti.

Il primo è a quota 21.260 punti e il secondo è dato dalla zona psicologica e tecnica dei 21.000 punti.
Si tratta di livelli che assocerei ad un mercato che resta saldamente rialzista di lungo, ma che sta percorrendo una strada ribassista nel breve.

Personalmente sono moderatamente short su Piazza Affari e mi preparerò a chiudere le posizioni in area 21.260 o in area 21.000 di Ftse Mib.

Osservando il grafico allegato, è evidente che il target reale è più in basso, perchè il vero supporto dinamico dell’indice transita in area 20.200, ma per arrivare fin lì devono passare dei giorni e dovremo vedere dei segnali di forte correlazione anche da parte degli altri mercati, compresi quelli statunitensi.

Per me Piazza Affari è short di breve e mi sembra che oggi assistiamo ad un flusso di vendite abbastanza copioso, che colpisce peraltro il settore storicamente più propenso allo short e più vulnerabile, quale quello bancario.

Per il Ftse Mib a mio avviso è scattato un segnale short che verrà meno solo nel caso di rivisitazione dei massimi di periodo poco oltre area 22.300.

Tra i bancari oggi Unicredit accusa una flessione più pesante di quella di Intesa Sanpaolo. Cosa può dirci di questi due titoli?

Con il mio servizio segnali e con l’attività personale sull’azionario sono short su 4 titoli su 10 e uno di questi è Unicredit.

Su questo titolo c’è una bella divergenza ribassista e inoltre mi è piaciuto molto in ottica short il tentativo ripetuto e fallito di superamento di area 11,76 euro.

Si è creata una zona statica o alternativamente definibile quadruplo massimo, che evidentemente rappresenta in questo momento uno spartiacque tra un mercato ribassista e uno rialzista su Unicredit.

Coniugando la divergenza ribassista e il quadruplo massimo a 11,76 euro, sono andato short sul titolo con obiettivo di lungo che mi sembra quasi improponibile in area 9,9 euro, ma non credo che per ora Unicredit possa esprimere una tale violenza al ribasso.

Se parliamo di obiettivi di breve che sono in questo momento il mio target, credo che il titolo possa fare una capatina in area 10,85/10,8 euro.

In questa zona personalmente inizierei a chiudere le posizioni short su Unicredit, salvo valutare il mercato nella sua interezza. Il titolo tornerà long sopra 11,76 euro in chiusura giornaliera.

Non volendo espormi in maniera eccessiva al ribasso sul settore bancario, ho scelto Unicredit per lo short, anche perchè su Intesa Sanpaolo l’appeal ribassista mi sarebbe venuto qualora fosse riuscito a chiudere un gap a 2,0975 euro.

Il titolo ci è andato vicino, ma non lo ha colmato, e la chiusura di questo gap mi avrebbe fatto ipotizzare uno short anche su Intesa Sanpaolo.

Ricordo a tutti che tra i due big del settore bancario, Unicredit è sempre quello che amplifica i movimenti, tanto al rialzo quanto al ribasso.

Per questo motivo preferisco essere short su Unicredit, fermo restando che anche Intesa Sanpaolo è messo abbastanza male.

ENI e Saipem perdono terreno malgrado il tentativo di recupero del petrolio. Qual è la sua view su questi due titoli?

ENI è un altro dei quattro titoli su cui sono short e anche in questo caso l’input è arrivato da una divergenza ribassista abbastanza evidente.

Il titolo è andato a violare il supporto dinamico a 14,6/14,55 euro, per cui è short da questo livello e non da oggi.
ENI sta seguendo il ritracciamento del petrolio e ricordo che si tratta del titolo più pesante del nostro listino.

La matrice direzionale in questo momento a Piazza Affari è data dai bancari, ma essendo ENI il più pesante tra le blue chip, non può che adeguarsi allo stato dell’arte.

Quando i mercati cambiano direzione, i fondi e i gestori di patrimoni devono equilibrare il basket e nel fare ciò rispetto al benchmark dato dal Ftse Mib, non possono non vendere anche ENI, visto il suo peso nel paniere di riferimento.

Per Saipem vale un po’ il parallelismo fatto poco fa tra Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Nel bene e nel male Saipem enfatizza i movimenti, ma a livello tecnico ho preferito shortare ENI perchè aveva le caratteristiche divergenziali che non ho visto invece su Saipem.

Se avessi avuto anche su quest’ultimo titolo una logica ribassista più definita, probabilmente lo avrei preferito per lo short, visto che Saipem è più veloce nei movimenti.

Il titolo al momento lo vedo in maniera abbastanza neutrale, segnalando un grande supporto in area 4/3,95 euro.
per il momento non sono operativo su Saipem perchè non sono riuscito ad intercettarlo da un punto di vista tecnico.

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Ci sono altri titoli che vuole segnalarci a Piazza Affari?

Direi che oggi sto regalando il servizio ai non abbonati, segnalando che sono short anche su Azimut e il motivo è quello di seguire la corrente che in questo momento indica una potenziale correzione di Piazza Affari.

Azimut segue la corrente in maniera esemplare, presenta una divergenza ribassista e sta continuando a scendere dopo aver violato il supporto a 17,5 euro che è stato il mio punto di ingresso short.

C’è un prossimo sostegno abbastanza vicino in area 16,55 euro, dove deciderò cosa fare, cioè se chiudere la posizione e portare a casa il gain, oppure sperare in una rottura del supporto a 16,55 euro.

In quel caso la posizione su Azimut nata in ottica di trading potrebbe trasformarsi in qualcosa di più consistente.

Ftse Mib: c’è il rischio di un segnale short. Titoli nel mirino

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Il Ftse Mib sta indietreggiando anche oggi dopo aver aggiornato i massimi dell’anno la scorsa settimana. Il rialzo è da considerarsi concluso almeno per ora?

Premetto che il rialzo di Piazza Affari è stato ancora una volta rivitalizzato da fattori esterni che nulla hanno a che vedere con i grafici e l’analisi tecnica.

Volendo comunque continuare a ragionare, come è giusto che sia, in termini di evidenza tecnico-grafica, segnalo al momento sul Ftse Mib una evidente divergenza ribassista che però non ha ancora innescato un movimento short consolidato.

Un’eventuale chiusura dell’indice sotto i 21.700/21.650 punti, primo supporto dinamico, darebbe sicuramente l’avvio ad una nuova dinamica ribassista.

Il primo obiettivo è in area 21.000, con target di esaurimento in zona 21.250 punti.
Per il momento Piazza Affari sta vivendo semplicemente una fase di decelerazione e di rallentamento dell’upside attuale.

Ripeto, si presenta una divergenza ribassista e normalmente queste hanno un’ottima percentuale di successo, quindi per me è un alert potenziale sul Ftse Mib che si innescherà però solo con una chiusura giornaliera sotto i 21.700 punti.

Si va consolidando abbastanza concretamente ora per ora il rischio di un segnale short e faccio fatica a pensare che, sui prezzi attuali e con l’attuale dinamica di forte ipercomprato in divergenza short, ci sia ancora qualcuno disposto a comprare.

Per me Piazza Affari vedrà pian piano drenare la liquidità perchè è oggettivamente in una fase di eccesso conclamata.
Faccio notare contestualmente che l’S&P500 ha raggiunto la soglia psicologica, nonchè nuovo massimo storico, dei 3.000 punti, per cui ci sono tutti i presupposti per assistere ad una fase massiva di prese di beneficio su tutti i mercati.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Banco BPM e Ubi Banca e cosa si aspetta nel breve per entrambi?

In una delle ultime interviste avevamo ipotizzato che Banco BPM avesse potuto stupire al rialzo, andando a chiudere il gap-down di inizio maggio che di fatto è stato colmato con il top di ieri.

Il titolo ha iniziato a disegnare divergenza ribassista e quindi per me questa inizia ad essere una dinamica potenzialmente short molto interessante.

Solo un superamento del massimo di ieri a 1,9755 euro darebbe a Banco BPM nuova vitalità con la possibilità di spingere verso area 2,06/2,07 euro.

Al momento sono portato ad ipotizzare che il titolo entri in dinamica correttiva, non fosse altro per la precisione con cui ha centrato e chiuso il gap-down di cui parlavo prima.

Non sono ancora entrato al ribasso su Banco BPM e sono alla ricerca di un punto di ingresso, con primo target a 1,75 euro e stop loss sopra il massimo di ieri.

Per Ubi Banca ho meno riferimenti dal punto di vista grafico e posso ipotizzare semplicemente una fase di stanchezza generalizzata del settore, quindi delle prese di beneficio.

Non mi sembra che il titolo stia transitando in un’area tecnica particolarmente significativa, quindi graficamente non mi offre nessuna sensazione particolare.

Ubi Banca si ferma in una zona molto neutrale, perchè si poteva ipotizzare che continuasse a spingere verso area 2,8 euro, mentre ai prezzi attuali si blocca nel punto di mezzo.

Il titolo non è a mio avviso interessante da tradare perchè equidistante dal supporto e dalla resistenza che ne caratterizzano l’andamento recente.

FinecoBank è colpito dalle vendite anche oggi dopo l’uscita di Unicredit dall’azionariato. Qual è la sua view su questo titolo?

La notizia della mossa di Unicredit non è una novità in quanto era stata già abbondantemente anticipata.
FinecoBank è salito molto bene negli ultimi tempi verso area 10,75 euro e su questi massimi ha disegnato una divergenza ribassista.

Un segnale di allarme che precede la sessione di ieri già c’era, ma non è ancora il momento di farlo diventare un titolo short.

FinecoBank oggi sta combattendo con il supporto in area 10,04 euro e su tenuta di questa soglia potrà ancora salire.
Una chiusura al di sotto dei 10,04/10 euro potrebbe far pensare ad un’ulteriore fase di indebolimento, con target il doppio minimo in area 9 euro.

Saipem oggi si presenta sotto pressione, mentre si difende decisamente meglio ENI. Quali indicazioni ci può fornire per questi due titoli?

ENI e Saipem sono due gemelli, ma con una volatilità ben differente, nel senso che Saipem enfatizza sempre i movimenti del petrolio, nel bene e nel male.
Non sorprende che oggi il titolo scenda in maniera così copiosa, considerata la frenata dell’oro nero.

Da segnalare che in area 4,5 euro Saipem ha disegnato divergenza ribassista e se il petrolio continuerà a cedere, il titolo potrà scivolare verso i 3,95/3,9 euro, dove andrebbe a trovare un supporto dinamico abbastanza interessante.

Nuovi allunghi saranno possibili solo con una chiusura giornaliera sopra i precedenti massimi a 4,5 euro, ma al momento propendo per un ritorno verso i 4/3,95 euro, a patto che il petrolio continui ad arretrare.

Più contenuta la reattività di ENI che rimane ancora saldamento al rialzo, con una logica divergenziale abbastanza evidente.

Il titolo non ha ancora chiuso il gap-down in zona 15 euro e questo lascia aperta ancora una speranza per i rialzisti.
ENI resta long ed è ancora al di sopra del supporto dinamico e solo una chiusura sotto area 14,4 euro mi farebbe pensare ad un’importante perdita di forza relativa.

Per ENI dunque il giudizio è completamente diverso da quello di Saipem: sopra i 14,4 euro è sempre un long, ma attenzione alla divergenza e al test chiave del supporto a 14,4 euro.

Ci sono altri titoli che vuole segnalarci a Piazza Affari?

Come potenziale short in preparazione segnalo CNH Industrial che presenta un’evidente divergenza ribassista.

Il titolo è salito sul doppio minimo in area 7,74 euro, si è mosso tecnicamente molto bene negli ultimi mesi, ma se oggi dovesse chiudere sotto i 9,3 euro scatterà uno short senza tentennamenti.

Se guardiamo i movimenti precedenti notiamo che sono stati molto profondi, quindi CNH Industrial potrebbe pagare molto bene al ribasso.

Su tenuta dei 9,3 euro il titolo potrebbe stupire con un ultimo allungo verso area 10 euro.

 

 

 

Borse: è l’ora del mordi e fuggi. Eur/Usd: un buy obbligato ora

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Di seguito riportiamo l’intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulle valute, su alcune commodities e sugli scenari attesi per le Borse.

 

L’euro-dollaro e il dollaro-yen sono poco mossi oggi in attesa di novità dal G20. Cosa si aspetta per questi due cross nel breve?

Ho la percezione ormai da più di due settimane che l’euro abbia abbandonato quella persistente fase di debolezza che ne ha caratterizzato l’andamento negli ultimi mesi.

Per me l’euro-dollaro ha invertito al rialzo e vedo una moneta unica che va a realizzare un processo costante, magari non violentissimo, di recupero contro il biglietto verde nei mesi a venire.

Probabilmente affinchè si sviluppino movimenti più direzionali e consistenti ci vorrà anche un attuale mutazione dell’attuale scenario, perchè il mercato è ancora risk-on e quindi propenso a comprare dollari.

Quando l’azionario prima o poi, come penso succederà, dovesse scontare un po’ il passo, allora l’euro dovrebbe apprezzarsi velocemente, nel frattempo lo farà con lentezza ma continuerà a farlo.

Segnalo per l’euro-dollaro una zona di target del movimento attuale in area 1,15 dove incontriamo la prima resistenza di rilievo.

Si tratta di un’area prezzo alla quale il cross andrà a puntare probabilmente nelle prossime 3-4 settimane.
Solo una caduta delle quotazioni al di sotto dei recenti minimi mi farebbe cambiare idea, diversamente, assecondando le logico di accumulo e distribuzione, l’euro-dollaro resta proiettato verso l’alto.

Comprare adesso l’euro forse è un po’ pericoloso perchè nel breve è in una fase di ipercomprato, ma in ottica di medio-lungo periodo la strategia da seguire è quella di comprare la debolezza quando arriva.

Nel momento in cui l’euro-dollaro si indebolisce va a testare supporti dinamici interessanti e lì più che aver paura bisogna intervenire in acquisto.

La mia idea è che il cross abbia cambiato faccia e se è vero che negli ultimi mesi quello dell’euro era uno dei grafici più deboli contro dollaro, mi aspetto un cambio di passo ora.

Diametralmente opposta la situazione per il dollaro-yen e se ci si aspetta un rialzo dell’euro-dollaro, questo dovrebbe tramutarsi in un acquisto di yen.

Negli ultimi giorni la valuta nipponica ha già dato una conferma della sua caratteristica di bene rifugio, perchè ogni qualvolta l’azionario ha stornato, la corsa a comprare yen e a vendere dollari è stata evidente.

Il dollaro-yen ha un supporto dinamico di straordinaria qualità in zona 106 e quest’area è il livello target del movimento ribassista attuale.

Nel momento in cui il cross dovesse arrivare a quota 106, si potranno ipotizzare dei movimenti di ricopertura, ma fino a quando ciò non accadrà il dollaro-yen scivolerà lentamente verso la soglia di prezzo segnalata prima.

Solo una chiusura sopra area 108,5 mi farebbe cambiare idea, ma al momento ritengo abbastanza improbabile uno scenario di questo tipo.

L’oro ha ripiegato dai massimi delle ultime sedute, confermandosi però sopra quota 1.400 dollari. C’è ancora margine di upside dai livelli attuali?

L’oro ha realizzato un movimento direzionale straordinario ed è giusto che ci sia una fisiologica pausa di assestamento dopo il breakout della grandissima resistenza che avevamo segnalato per mesi a 1.345/1.350 dollari.

Per me la cosa più importante per il gold nei mesi a venire sarà verificare il test di questa vecchia resistenza che ora funge da supporto.

Vorresti imparare a leggere i segnali che arrivano dal quadro intermarket?

In questa fase non mi muovo, ma qualora l’oro dovesse regalarmi un movimento correttivo che porti a testare la vecchia trendline di resistenza, in area 1.345/1.350 dollari sarà propenso ad entrare pesantemente al rialzo.

Se questo pull-back dovesse funzionare, al di là dell’implicita bontà della segnalazione, c’è da dire che l’azionario sarebbe spacciato.

Solo un ritorno del gold al di sotto dei 1.320 dollari potrebbe garantire ancora potenzialità di allungo alle Borse, diversamente i due asset non possono andare nella stessa direzione.
Uno dei due sta mentendo e a mio avviso lo stanno facendo i mercati azionari.

Il petrolio è ormai ad un passo dalla soglia dei 60 dollari. Questo livello frenerà il rialzo nel breve?

Il petrolio ha ancora una volta caratterizzato il suo movimento come molto secco e direzionale, regalandoci negli ultimi mesi grandi spinte sia al rialzo che al ribasso e per un trader questa è davvero una manna.

Al momento vedo l’oro nero in una zona neutrale di prezzi, anche se a molti sembra ipercomprato nel breve e probabilmente è vero.

Personalmente vedo una zona di resistenza sul petrolio molto importante a 62,5 dollari e se dovessi ipotizzare posizionamenti più o meno aggressivi lo farei dopo il test di questo ostacolo.

Credo che il petrolio andrà a testare la resistenza dei 62,5 dollari al barile e quindi non mi muoverei al ribasso prima, per quanto sia abbastanza evidente che nell’immediato c’è una chiara percezione dell’ipercomprato.

Sembra però che il petrolio voglia spingersi fino ai 62,5 dollari e solo lì sarà opportuno valutare ipotesi ribassiste, non prima.

Chi si sta muovendo ora lo sta facendo in anticipo, rischiando, mentre un intervento a 62,5 dollari offrirà un rapporto rischio-rendimento straordinario.

Alla luce del quadro intermarket appena delineato, quali indicazioni emergono per le Borse?

La distanza e in alcuni casi l’assenza, sui diversi grafici che abbiamo analizzato fino ad ora, di obiettivi prezzo particolarmente significativi, testimonia che siamo entrati in una fase di mercato davvero estiva.

Non vedo onestamente al momento, salvo notizie esogene, soglie tecniche che possano pregiudicare l’andamento della struttura risk-on nel brevissimo.

Le Borse al momento mi sembrano da trading range, con una difficoltà a realizzare grandi rialzi e con tante opportunità nel breve-medio termine.

Lascerei perdere quindi temi complicati e troppo di lungo respiro e mi concentrerei su quelli di breve, quindi su grafici più veloci del solito, accontentandomi di piccoli obiettivi.

Sull’azionario venderei la forza, su oro e petrolio comprerei invece la debolezza.
Non vedo al momento grandi spunti al rialzo per le Borse, salvo novità che dovessero giungere dal tema della guerra commerciale tra Cina e Usa.

Credo però che possa trattarsi di rumors scontati dal mercato e a testimonianza della lateralità della fase attuale alleghiamo il grafico dell’S&P500.

E’ evidente che l’indice si è chiuso ora in una zona di trading range abbastanza ampia tra il recente doppio massimo in area 2.960 e una zona di minimi relativi a 2.910 punti.

Fino a quando l’S&p500 rimarrà in questo intervallo, si compra la debolezza e si vende la forza, mentre quando uscirà da uno dei due estremi assisteremo alla partenza del nuovo movimento di mercato.

Fonte: https://www.trend-online.com/inte/paciello-pietro-intermarket-280619/

FTSE MIB, il primo supporto è andato…

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Dopo una settimana passata a “sfidare la legge di gravità” il nostro indice azionario mette a segno un deciso arretramento utile e riportarlo al di sotto della prima resistenza superata 3 giorni fa e oggetto di un fallito “pullback rialzista”.

Lo scenario tecnico torna quindi ad indebolirsi e a rendere abbastanza probabile una prosecuzione della dinamica correttiva che sarà chiamata a fornire un test molto chiaro allorquando assisteremo – magari si da domani – al test del primo supporto dinamico in area 21.000.

L’area 21.000 rappresenta quindi non solo una soglia psicologica rilevante, ma anche sun riferimento tecnico (supporto dinamico) di particolare valenza.

Dal canto mio, dopo aver iniziato a posizionarmi prudentemente al ribasso con du ingressi short nei giorni passati, oggi ho inserito una nuova operazione al ribasso portando la mia esposizione complessiva su Piazza Affari al 30% SHORT.

Evidentemente mi preparo ad incrementare le mie vendite al ribasso in caso di violazione di area 21.000 confermata almeno da una chiusura giornaliera.

In conclusione, il rialzo sembra aver intrapreso la strada delle “prese di beneficio” e – molto probabilmente – diverrà qualcosa di più consistente nelle prossime ore…

Come sempre mi limito a “seguire il mercato”, lasciando le previsioni astrali e di lungo termine a filosofi e sognatori…

Se ti piace questo approccio ai mercati e vuoi valutarne la bontà approfitta dell’offerta in essere e sottoscrivi un mese di priva al servizio a soli 99€ con copia del mio libro TRADING PLAN inclusa!

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Borse: ecco quando uscire alla svelta. Eur/Usd a fine corsa?

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Di seguito riportiamo l’intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulle valute, su alcune commodities e sugli scenari attesi per le Borse.

L’euro-dollaro sta allungando il passo oggi, mentre si sta muovendo in direzione opposta il dollaro-yen. Cosa può dirci in merito ai recenti movimenti dei due cross e cosa si aspetta nel breve?

L’ultimo intervento di Draghi ha comunque rafforzato la posizione dell’euro, come peraltro nelle intenzioni del Governatore della Banca Centrale. Il movimento cui abbiamo assistito è sicuramente impulsivo, potente e interessante, ma fortemente condizionato dalle parole di Draghi.

Resta da capire se sarà un movimento che diventerà strutturale e quindi in tal caso assisteremo ad un apprezzamento dell’euro nel medio-lungo termine, o se al contrario sarà destinato ad affievolirsi.

Un’ipotesi quest’ultima da non escludere del tutto visto che recentemente la moneta unica non ha certo brillato per propensione a salire.

Dal punto di vista operativo, prescindendo dal concetto di azione e reazione, si poteva individuare su una dinamica a 4 ore, quindi di breve-medio termine, un breakout importante dell’euro-dollaro in area 1,1220 che ha fatto un po’ da dinamica di innesco di questo rialzo.

Sempre rimanendo sul breve, c’è da evidenziare che abbiamo un’area target a 1,1325/1,1330, dove l’euro-dollaro potrebbe prendersi una pausa.

Per il momento quello in atto lo configuro come un movimento squisitamente di trading, innescato potentemente sia da Draghi che da una bella divergenza rialzista.

Nulla di più per l’euro-dollaro che non mi sembra abbia cambiato faccia nel medio-lungo periodo.

Per il dollaro-yen c’è da dire che nonostante l’eccezionale stato di grazie dei mercati azionari, il biglietto verde ormai da qualche seduta perdeva terreno contro lo yen.

Il cross appare palesemente condizionato da questa lotta sulle dinamiche dei tassi di interesse tra Stati Uniti ed Europa.

Non sorprende dunque la discesa del dollaro-yen che potrebbe ancora scivolare leggermente verso il basso.
In caso di recuperi verso area 108,3 si potrebbe assistere ad un ritorno delle vendite, visto che il livello appena segnalato è un forte ostacolo per il dollaro-yen.

Quest’ultimo ora è in forte ipervenduto, ma non ha ancora trovato una base tecnica per rimbalzare con decisione.

Credo quindi che il driver per un eventuale recupero del dollaro sia l’euro e se quest’ultimo raggiungerà la resistenza di area 1,133 e si ferma, probabilmente vedremo un apprezzamento potente anche sul dollaro-yen.

L’oro ha superato con slancio la soglia dei 1.350 dollari da lei più volte segnalata nelle scorse settimana. La corsa al rialzo è destinata a proseguire?

Nel recente passato sono rimasto sorpreso dal fatto che gli allunghi dell’oro si fermassero sempre ad una distanza di sicurezza dalla grande resistenza dinamica che c’era a 1.345/1.350 dollari.

Finalmente tale soglia è stata superata e questo sarebbe in uno scenario intermarket normale un segnale di potenziale indebolimento o comunque di rallentamento della dinamica risk-on.

Vorresti imparare a leggere i segnali che arrivano dal quadro intermarket?

Le parole di Draghi hanno decisamente drogato il mercato di aspettative di denaro a basso costo e si tratta di aspettative che nel breve possono provocare movimenti anche di rapido apprezzamento, ma nel lungo vanno un po’ a palesare la parte debole del sistema.

Se si interviene sull’economia inondandola di liquidità, lo si fa perchè le cose non vanno bene e probabilmente questa valutazione ritornerà tra qualche giorno, mentre mi sembra palesemente sottostimata nell’immediato.

Tornando all’oro, a mio avviso ha invertito al rialzo, dovrebbe attrarre liquidità e di fatto lo sta già facendo.

Mi sembra un po’ troppo tirato se non falso il movimento dei listini azionari e ora sarebbe interessante assistere ad un test della trendline di resistenza bucata dall’oro a 1.345 dollari.

Se ci fosse questo pull-back con una successiva accelerazione al rialzo, a quel punto direi che l’azionario sarebbe quasi spacciato.

Il petrolio recupera con forza dopo le incertezze delle ultime sedute. Quali le sue attese per le prossime sedute?

Quadro tecnico molto bello per il petrolio che è ritornato long nel momento in cui ha chiuso sopra i 52,8/53 dollari al barile.

L’oro nero non ha particolari resistenze sul suo cammino e la prima che vedo è in zona 58,5 dollari, ma quella di lungo periodo è stimabile oltre i 60 dollari al barile.

Stop agli short sul petrolio in questo momento, visto che il trend di breve-medio periodo è rialzista vero area 60 dollari, chiaramente con fisiologiche fasi di accumulo e distribuzione.

Alla luce di quanto evidenziato fino ad ora, cosa può dirci per le Borse?

La mia sensazione è che a livello intermarket non ci siano elementi favorevoli alle Borse, visto il gold molto forte, il dollaro debole e altre variabili che normalmente hanno una correlazione inversa con l’andamento dei listini azionari.

C’è da rilevare che i mercati stanno continuando a salire e non hanno minimamente dato dei segnali di potenziale inversione o di indebolimento.

Mi piace molto evidenziare la configurazione tecnica dell’S&P500 che proprio oggi realizza un potenziale doppio massimo.

Questa è una figura che a volte porta grandi inversioni e si va a palesare in questo momento con una potenziale divergenza ribassista.

Ieri sono uscito dal mercato azionario perchè lo scenario intermarket non mi convince, ma c’è da dire che fino a quando l’S&P500 si mantiene sopra i 2.900 punti rimarrà long.

Sorprende il movimento in atto visto che l’indice sale con l’oro forte e il dollaro debole e questo non dovrebbe accadere, ma non sarà nè la prima nè l’ultima volta in cui le Banche Centrali vanno un po’ a confondere le ordinarie dinamiche di mercato.

Per quanto mi riguarda ai prezzi attuali il rapporto rischio-rendimento sull’azionario non paga, quindi io non compro più. Da qui a diventare shortisti ne passa, perchè il mercato dimostra una tenuta di fondo notevole.

Un segnale short si avrebbe con l’abbandono da parte dell’S&P500 dei 2.915 punti e qualora si scendesse al di sotto di tale soglia si potrà vedere a mio avviso la partenza di movimenti direzionali molto interessanti al ribasso.

Piazza Affari sempre sui massimi: trappola o opportunità?

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Continuo a monitorare con attenzione la dinamica in corso su Piazza Affari così come sugli altri listini azionari mondiali e inizio a nutrire qualche dubbio…

Sullo S&P 500, ad esempio, è in formazione un bel doppio massimo e si profila una divergenza ribassista, e anche il DAX appare un pò tirato…

Se poi diamo un’occhiata all’analisi intermarket troviamo un GOLD super rialzista, ben oltre la resistenza dinamica di lungo termine…

Quanto sopra è compatibile con un mercato ancora “RISK ON”?

Parliamone in diretta oggi pomeriggio dalle 17:00 sul mio canale YouTUBE:

 

 

TAKE PROFIT senza ripensamenti!!!

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Se è vero che l’analisi tecnica è la “guida assoluta ed unica” delle mie decisioni di investimento sul mercato azionario italiano è giusto che le prese di beneficio scattino oggi, puntuali e totali sull’intero portafoglio in essere.

La sensazione di aver comperato alcuni titoli a prezzi forse imbattibili rimane, ma se l’impulso ad accumulare in posizione LONG sino al 70% del portafoglio azionario era venuto grazie alla splendida divergenza rialzista che potete vedere sul grafico a seguire, è altrettanto vero ed evidente che adesso siamo arrivati “sotto resistenza” e che la prudenza appare d’obbligo!

Mi ero prefisso come obiettivo area 21,250 e ci siamo sostanzialmente arrivati o, se preferite, i pochi punti che mancano non giustificano la permanenza in overnight di un portafoglio così “carico”.

“Vendi, guadagna e non pentirti”, motto che ho applicato oggi alla lettera e che mi ha permesso di raggiungere il nuovo record di rendimento del mio Servizio Segnali Azionario Italia, con un rotondo +21.38%.

Unico rammarico, forse, la fretta nel liquidare TELECOM ITALIA: se mi fossi fumato un sigaro magari ci avrei fatto un rotondo +6%, ma non sono perfetto e non punto ad esserlo…

In definitiva, mercati ancora long ma la “convenienza” del rapporto rischio/rendimento non mi sembra favorevole, ergo mi tiro fuori e mi godo i gain con i miei abbonati.

A domaniiiiiiii

 

FTSE MIB: possiamo salire ancora almeno verso area…

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Per me non è finita! C’è ancora spazio di ascesa e se solo si svegliassero un pò i bancari…

Il grafico del nostro indice parla chiaro e la prossima area di resistenza è a 21.200 punti circa. non prima! Fino ad allora si può/deve ancora salire e quindi mi porto al 70% di esposizione LONG sul mio servizio Segnali Azionario Italia!!!

 

Quanto al FTSE, il grafico parla chiaro e se dopo la forte spinta mattutina giunta da utilities & company si passa a comperare sui bancari… ci divertiremo!!!

Ftse Mib a metà del guado: scenari attesi e titoli appetibili

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Di seguito riportiamo l’intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione di Piazza Affari e sulle strategie da seguire per diversi titoli.

Il Ftse Mib fatica a superare l’ostacolo di area 20.700. Vede ancora margini di upside o si aspetta una flessione dai livelli attuali?

Ritengo ancora che per il Ftse Mib ci sia la strada ancora libera per portare avanti il rialzo in direzione dei 21.200/21.250 punti, dove riterrei esaurita la fase di spinta attuale.

C’è da dire che, nonostante l’oro abbia raggiunto una grande resistenza e innescato una piccola correzione, che avrebbe dovuto favorire un rimbalzo dei listini azionari, la seduta odierna di questi ultimi rimane abbastanza fiacca, con il Dax30 sulla parità.

Questo mi sorprende un po’ e parlando del Ftse Mib, dall’osservazione del grafico allegato appare chiaro il target rialzista a 21.200/21.250 punti, ma è altresì vero che l’eventuale cedimento di area 20.450 rappresenterebbe una battuta d’arresto potenzialmente anche molto compromettente per questa fase di ascesa.

Ribadisco che dal punto di vista tecnico non vedo ostacoli ad una prosecuzione della salita, ma sta di fatto che in questo momento non c’è a Piazza Affari quella rotazione settoriale che è un po’ la linfa di tutti i rialzi.

La prima gamba rialzista è stata pilotata dalle utilities e chi continua a latitare sono i bancari che dopo una partenza un po’ più brillante questa mattina, hanno perso forza relativa strada facendo.

Il rischio che questo rialzo, ancora possibile, è che i bancari manchino all’appello e se non ci sarà rotazione settoriale il Ftse Mib ritornerà verso il basso.

Se Piazza Affari deve salire lo deve fare con i titoli del settore bancario che per ora purtroppo non rispondono in senso positivo.

Al momento il Ftse Mib è in una zona equidistante dal target rialzista che vedo in zona 21.200/21.250 e il potenziale obiettivo al ribasso, in area 20.000, che sarebbe raggiunta in caso di cedimento dei 20.450 punti.

Siamo esattamente a metà strada e credo che a questo punto il tutto sia delegato a variabili esterne e la debolezza odierna del Dax non aiuta.

Cosa può dirci in merito al recente andamento di Unicredit e Intesa Sanpaolo e quali indicazioni ci può fornire per entrambi?

Unicredit si dimostra caratterizzato da maggiore forza relativa rispetto ad Intesa Sanpaolo e ha un supporto dinamico intermedio in zona 9,75 euro che per me è un buy.

Rimango rialzista su Unicredit e sono long tanto su questo quanto su Intesa Sanpaolo, ma non c’è dubbio che negli ultimi mesi la performance relativa del primo sia stata superiore a quella del secondo.

Su Unicredit mantengo la posizione long che stopperò sotto i 9,74 euro e vedo un piccolo ostacolo in area 10,4 euro.
Una chiusura giornaliera al di sopra di questo livello secondo aprirà la strada ad un grande rialzo, ma per il momento non arriva.

Per Intesa Sanpaolo la situazione è un po’ più delicata e in questo caso l’area statica interessante è in zona 1,86 euro che è stata già mollata.

Sto lavorando quindi su un’ipotesi di divergenza rialzista che oggi si va ad infrangere contro la prima resistenza.

Manca anche per Intesa Sanpaolo reattività da parte dei compratori e solo una chiusura sopra 1,86 euro rappresenterebbe un via libera potente al rialzo, sia per il superamento della vecchia area statica che ora funge da resistenza, sia per la violazione della prima dinamica discendente che transita appunto in zona 1,86 euro.

Personalmente mantengo la posizione long su Intesa Sanpaolo con prudenza e stop stretto, ma un vero apprezzamento lo potremo leggere solo con una chiusura giornaliera sopra 1,86 euro.
Sotto area 1,79/1,78 euro questa idea verrà meno e quindi bisognerà stoppare la posizione long su Intesa Sanpaolo.

Azimut continua a spingersi in avanti e a mostrare più forza del mercato. Il titolo può salire ancora nel breve?

Uno dei motivi per cui sono tuttora confortato sull’ipotesi che Piazza Affari possa spingere, è dato proprio dal grafico di Azimut.

Il titolo ha perso velocemente terreno, ma ha anche recuperato con una discreta brillantezza.
Non dimentichiamo che Azimut è il risparmio gestito per eccellenza, quindi evidentemente soffre nelle fasi di debolezza del listino.

Il recupero in atto, che ha portato il titolo sopra la prima resistenza in area 16 euro, dovrebbe avere una prosecuzione almeno verso zona 16,9 euro, dove l’analisi andrà rivisitata.

Azimut non mi dispiace, anche se non lo compro adesso perchè bisognava farlo più sulla debolezza. Vedo un supporto molto interessante in zona 15,35/15,35 euro e se il titolo manterrà questa soglia potrebbe caratterizzarsi per essere una delle azioni che legge meglio le dinamiche future del mercato.

Azimut per me è long e quasi automaticamente rimane tale anche Piazza Affari.

Fca oggi mostra una buona intonazione sulla scia dei rumor relativi ad una possibile ripresa del dialogo con Renault. Qual è la sua view su questo titolo?

I rumors sulla possibile riapertura di un dialogo con Renault sono quelli che stanno guidando l’andamento odierno di Fca.

Il titolo si caratterizza per una perfetta bandiera, quindi si muove in una flag con una zona statica a 11 euro e una resistenza a 13,5 euro.

Per quanto possa sembrare un intervallo anche ampio, si tratta comunque di un trading range, quindi eventuali posizionamenti anche aggressivi su Fca sono subordinati alla fuoriuscita da questi livelli.

Chi si muove all’interno di quest’area tecnica fa bene a comprare la debolezza e a vendere la forza.

Quanto ad un posizionamento meno di breve, bisognerà aspettare una chiusura di Fca sopra i 13,5 euro o sotto gli 11 euro, e personalmente per il momento continuo a trascurare il titolo.

Telecom Italia sta provando ad allontanarsi dai minimi storici. Vede ulteriori sviluppi positivi dai livelli attuali?

Sull’azienda Telecom Italia non ho un parere così brillante a livello di fondamentali, ma mi sembra innegabile che il titolo abbia costruito un bellissimo doppio minimo con divergenza rialzista in area 0,432/0,433 euro.

Prescindendo da valutazioni esterne, graficamente parlando Telecom Italia è un buy e lo dimostra il fatto che anche in queste giornate di pseudo debolezza o neutralità di Piazza Affari, continua a tentare di mantenere il segno più.
Non mi sembra un buy speculativo, ma quasi più da tenuta, con stop sotto i recenti minimi.

Se dovesse innescarsi nuovamente un ciclo positivo sui mercati azionari, non escluderei un ritorno di Telecom Italia verso area 0,55 euro, con un rapporto rischio-rendimento straordinario.

Tra i titoli più venduti negli ultimi tempi, questo a mio avviso è uno dei più interessanti e lo sto seguendo con attenzione.

FTSE MIB, un recupero che aspetta solo le banche per spiccare il volo

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Le ultime dinamiche rialziste di Piazza Affari sono state sviluppate in “totale assenza” del mondo bancario, decisamente penalizzato dal contesto economico poco favorevole.

Eppure, la recente conferenza di Mario Draghi ha “teso una mano” ad alcuni dei nostri istituti più rappresentativi, come Intesa Sanpaolo e Unicredit, che potrebbero “approfittare” dell’ennesimo allentamento della politica monetaria della BCE e approfittare ancora una volta di “liquidità a buon prezzo”.

Diverso il discorso per le nostre “banche minori” che saranno invece alle prese con problematiche necessità di riallineamento dei conti senza poter attingere alla liquidità immessa nel sistema dalla BCE.

Che stia partendo una bella “rotazione settoriale” favorevole ai bancari?

 

 

Ma, si sa, Piazza Affari “ruota” su pochi titoli e INTESA E UNICREDIT la fanno da padrone.

Orbene, oggi si nota qualcosa di nuovo: in una seduta ancora improntata al rialzo risalta – finalmente – la buona performance dei bancari che guidano il recupero.

Che stia partendo una bella “rotazione settoriale” favorevole ai bancari? Se così fosse, come visibile sul grafico a seguire, per Piazza Affari ci potrebbe essere ancora molto spazio al rialzo.

 

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